martedì 7 aprile 2015

Pizzeria Enzo e Ciro - Bari

Via Matteo Renato Imbriani, 79, Bari  - Tel.  080 5541535
Mangiare bene a Bari è sorprendentemente difficile, specie se ci si trova in quel settore di Bari vecchia adiacente a Corso Vittorio Emanuele, pieno di trappole per turisti.
Conviene rivolgersi allora a posti come questa pizzeria, in centro, frequentata solo da baresi, dove è anche possibile fare una cena completa senza mangiare pizza. Il trucco è nella lista degli antipasti, dove sono presenti classici come riso patate e cozze a 5 euro o braciole a 7. La lista è lunga, ma la convenienza economica fa sì che quasi tutti ordinino l'antipasto completo: funghi al forno, involtini di scamorza caldi, prosciutto, bresaola, stracciatella, olive e ciccio caldo, a 12 euro.
Poi naturalmente ci sono anche le pizze, per cui forse conviene ritornare apposta una seconda volta: lista ampia con prezzi da 4.5 a 10 (un 20% in meno per le versioni mini).
Birre e qualche vino a prezzi contenuti. Dolci solo industriali, digestivi e amari ben ghiacciati ma a 3 euro.

martedì 31 marzo 2015

Centonze - Acireale

Via Lazzaretto 27, Acireale
Antipasto variato, tris di primi, carne alla brace: la formula non è certo originale, ma se è proposta con fantasia e qualità accettabile, il successo è assicurato. Oltre a una bella location, specie d'estate quando si può mangiare nel  giardino .
L'antipasto Cento bocconi è sicuramente il punto forte, molti piatti che variano con la stagionalità., d'inverno  molto presenti funghi e zuppe. Sterpitose le caramelle calde di tuma (vi deve piacere il formaggio, naturalmente).
I primi sono invece abbastanza nella norma.
Se si prendono antipasto e primo difficilmente, a meno di stomaci robusti, potrete arrivare alla carne alla brace.
Dolci discreti, digestivi con le bottiglie lasciate sul tavolo.
Il vino della casa è un nerello mascalese dignitoso.
Conto sui 20/25 euro.

martedì 24 marzo 2015

La Venencia - Madrid

Calle de Echegaray 7, Madrid
Entrare in questo locale è come attaversare una capsula spazio-temporale, afferma la lonely planet.
E in effetti è vero: botti scurite dal fumo, un vecchio telefono, rudi proprietari, divieto di fotografie, e di mance, tapas accompagnate da gallette e 5 tipi di vino di Jerez dalle diverse stagionature: Manzanilla, Fino, Oloroso, Amontillado e Palo Cortado: 2 euro circa a bicchiere, 6-7 la mezza bottiglia, 12 la bottiglia intera.
Le olive arrivano automaticamente ordinando da bere. Oppure si possono ordinare tapas fredde come piatti di formaggi o salumi, in tre formati:  tapa, media ración o ración entera.  Bisognerebbe però approfittare ordinando hueva e mojama che difficilmente si trovano altrove: hueva è un pressato di uova di pesce, mojama è filetto di tonno essiccato. Entrambi (serviti anche con mandorle tostate) sono perfetti per accompagnare lo Jerez.
Tutto a buon mercato, è difficile spendere più di 10-15 euro con vari assaggi di Jerez e tapas.
 
Per fare una esperienza storica, spendendo di più, e mangiare il cochinillo asado senza andare a Segovia, c'è Sobrino de Botin (o Casa Botin), cantato da Hemingway e considerato il ristorante più antico del mondo, in Calle de Cuchilleros, 17.

martedì 17 marzo 2015

Segovia e cochinillo asado


José Maria, Calle Cronista Lecea, 11
Duque, Calle de Cervantes, 12
El Redebal, Plaza Alhóndiga, 6

Segovia è la patria del cochinillo asado (maialino da latte al forno) e può valere la pena di fare un viaggio gastronomico per assaggiarlo. Anche se non è detto che non si ritorni con l'opinione che non vale la pena di sacrificare un maiale appena nato per sole sei porzioni di cochinillo.
Il cochinillo è un maiale da un paio di chili cotto al forno, da cui si ricavano 2 spalle, 2 cosce e 2 costati.   Se il maiale è più grande aumentano le porzioni dei costati. Il piatto arriva rapidamente dopo l'ordinazione, segno che è arrostito in anticipo e riscaldato al momento, bagnato da una sorta di brodo leggero o liquido di cottura.
A Segovia praticamente tutti i ristoranti propongono il cochinillo asado nel menu.
I nomi storici sono Meson de Candido, omaggiato anche da una statua in città ma forse troppo archetipicamente turistico nella sua sede proprio davanti all'acquedotto romano, poi Duque e Josè Maria.
In un tour de force gastronomico, ho visitato Duque e José Maria a cena, e a pranzo, nella categoria di quelli meno blasonati e più economici, El Redebal.

Se dovessi consigliarne solo uno direi José Maria, più affollato e dotato di un bar molto vivace.
Il cochinillo è simile in tutti e tre i posti: pelle sottile e croccante, carne molto tenera e porzione che finisce in un attimo. Da Duque, dall'aspetto elegante e cerimonioso ma piuttosto vuoto, ho preso un menu degustazione molto abbondante con judiones de la granja (altra gloria locale) e salumi locali, che mi hanno riempito già prima del cochinillo. Da José Maria per non ripetere lo stesso errore ho preso direttamente il cochinillo, salvo poi aggiungere un dessert che era poi un assortimento di formaggi.
Da El Redebal il prezzo più contenuto per la porzione di cochinillo (13 euro) permette di ammortizzare il prezzo a boccone e vivere più tranquillamente l'esperienza.
Se non si può andare a Segovia, un indirizzo a Madrid.


Cochillo in vetrina da José Maria, ancora da infornare

Il taglio del cochinillo, mediante cucchiaio e piatto, da José Maria


Porzione di cochinillo da El Redebal

Antipasti degustazione da Duque

Porzione di cochinillo da Duque
Il conto di Duque e José Maria


venerdì 13 febbraio 2015

100 montaditos

via tiburtina, 141
(c'è anche a Ponte Milvio e a Ostia)

Se si parla di una catena in franchising, si pensa subito ai vari McDonalds o Kentucky. Da 100 montaditos, catena diffusissima in Spagna,  i prezzi sono effettivamente contenuti ma la qualità è inaspettatamente superiore.
I montaditos sono piccoli panini proposti in 100 variazioni, con prezzi da 1 a 2,5 euro. Esistono anche menu da 5 panini. Il pane è una ricetta segreta e anche se siamo dalle parti del precotto/congelato, i panini sono appetitosi. Nel menu ci sono anche piatti di tapas. La birra media è un affare a 2,50 euro.
Per ordinare bisogna compilare un foglio e pagare, poi si viene chiamati con l'altoparlante a ritirare il vassoio quando è pronto.
Unico neo, i tanti (per il tipo di servizio)  camerieri hanno una fretta un po' ansiogena nel prendere l'ordine o sparecchiare.

giovedì 30 ottobre 2014

Gelateria del Pigneto

Via Pesaro, 11 
Uno dei primi risultati prodotti dalla gentrificazione del Pigneto, la Gelateria del Pigneto si trova in uno dei posti più tranquilli del quartiere, in questo periodo un po' burrascoso.
Di origine e ispirazione siciliana, produce anche in proprio granite e brioche, anche se queste ultime gli vengono senza la tipica cupola. I gusti con ingredienti siciliani o comunque mediterranei sono il punto forte: cannella, liquirizia, mandorla, pistacchio e cioccolato, anche nella versione al peperoncino. Prezzi in linea con le gelaterie alla moda della città: cono piccolo/medio/grande rispettivamente a 2/3/4 euro.

Nel 2016 la gelateria e il suo proprietario Filippo Ruggieri sono diventati il simbolo, anche mediatico, della lotta allo spaccio condotta mediante la militarizzazione del quartiere. Ciò può comportare spiacevoli effetti collaterali, come, se si chiede una coppetta media al pistacchio, sentirsi rispondere che non costa i normali 3 euro ma è venduta a peso, per una presunta particolarità del pistacchio.

martedì 14 ottobre 2014

Tre rossi del lazio


La reputazione del vino laziale è quella che è. Adriano Aiello su Dissapore lo ha scritto in maniera brillante come di consueto.

Roma è la città del vino. Un momento che argomento: la capitale è tutto un susseguirsi di eventi dedicati a Bacco, oltre a essere ricchissima di enoteche, trattorie e ristoranti dove bere molto bene non è affatto difficile. Ma Roma è anche funestata da una produzione locale, o meglio regionale, generalmente mediocre e senza direzione.
Non sorprendentevi allora che l’uscita delle guide di settore riporteranno la solita comprensibile messa sulla situazione straziante del vino laziale.

Non è stato sempre così, anche se il Lazio mai è stato e mai sarà il Piemonte. Due sono le correnti di pensiero per raccontare questa crisi qualitativa:
Il pensiero tecnico secondo il quale la regione, nonostante sia patria di storie e piantagioni vinicole millenarie, non sia particolarmente votata al vino di grande qualità. Probabile ma sicuramente ci sarebbe spazio per dare vita a maggiori prodotti medi che si integrino meglio con il territorio e accolgano l’esigenza di pasteggiare con un bel bicchiere. Vini gastronomici e schietti ma più centrati insomma, senza difetti e discontinuità evidenti tra le denominazioni.
Il pensiero culturale secondo il quale Roma rimane piazza di saperi antichi e rustici, dove orpelli e fronzoli non attecchiscono. È un pensiero retorico che vede nella ricerca di un buon vino da abbinare alle tante proposte gastronomiche della regione una posa spocchiosa; un attentato a quella poesia romantica fatta di tavolate ai castelli, salumi, porchetta e vinello facile e sincero.
L’idea è suggestiva ma tace alcuni fatti: tipo che una dominazione storica come Frascati non produce vini di rilievo dal referendum su monarchia o repubblica. E che lo sfuso delle trattorie romane è spesso al limite dell’imbevibile, oltre a essere servito a temperature spesso criminali.
Nel marasma spicca comunque il nome di qualche cantina che fa le cose per bene: chi rischia, chi interpreta bene i gusti degli autoctoni, chi ci mette l’anima e chi ha il passo del visionario.

 Il testo completo e l'elenco dei loro 9 vini consigliati è qui .

L'elenco garantito da me è invece il seguente:

- Velletri rosso riserva Terre dei Volsci (detto anche collo storto) sui 7 euro anche al supermercato

- Hernicus Coletti Conti sugli 8 euro

- Mater matuta Casale del Giglio sui 25 euro